Inizio oggi un tuffo nel passato, non per nostalgia, ma per avviare una riflessione su come il passaggio dalla fotografia analogica a quella digitale avvenuto negli anni 2000 abbia condizionato la professione del fotografo dal punto di vista psicologico e sociologico, modificando di conseguenza i suoi metodi di lavoro.

Senza alcun interesse per gli aspetti meramente tecnici legati alla qualità delle immagini, oggetto di discussioni infinite e spesso sterili nell’ambiente professionale e amatoriale, partendo dalle differenti caratteristiche tecniche dei due sistemi, analogico e digitale, cercherò di analizzarne le rispettive ripercussioni sulla psiche e sui comportamento a partire dalla mia esperienza professionale.

Il percorso comincia, guarda caso, con il racconto di una serie di viaggi effettuati nel 2005 per la realizzazione di un calendario di N&W Globalvending, ora Evoca Group, leader mondiale nella produzione di distributori automatici di snack e bibite. Occorrevano sei immagini che identificassero in modo chiaro ma unico e con un eventuale riferimento al brand le capitali europee dove si trovava una sede della società, ovvero Berlino, Copenhagen, Londra, Madrid, Parigi, Roma.

Una delle strade lungo cui avevo cominciato a indirizzare il progetto, e che infine ho intrapreso, prevedeva l’inserimento in post produzione di elementi riconoscibili dell’azienda, una sorta di campagna di affissione pubblicitaria fasulla nell’ambiente cittadino. La richiesta di un’immagine per capitale era vincolante. Conoscevo le città grazie a precedenti viaggi, ma mi sono ovviamente documentato sull’evoluzione del paesaggio urbano, nella speranza di trovare alcuni spunti, consultando le guide di Lonely Planet sempre al mio fianco.Ben presto mi sono reso conto che sarebbe stato necessario fotografare luoghi o simboli noti.

Occorreva quindi trovare chiavi di lettura immediate senza scadere in immagini da cartolina e in modo che emergesse l’elemento comunicativo del brand, immaginando il contesto e la collocazione in fase di ripresa.

Il lavoro è stato realizzato in analogico, macchina reflex con diapositive 24×36 che avrei successivamente scansionato. Ho camminato tantissimo in tutte le capitali alla ricerca della soluzione più giusta. Testando condizioni differenti di luce, dal mattino a sera. I dubbi sull’esposizione e sulla composizione visiva, spesso complicata da effetti di mosso e trasparenze, erano tanti. Un’incognita sull’esattezza dell’effetto finale che ora un unico sguardo al display della camera azzererebbe.

Scattare in pellicola significava verificare il materiale solo al termine dello sviluppo, una volta tornato a casa alla fine del viaggio. Lo stato di preoccupazione che vivevo allora, tuttavia, era molto differente dall’ansia e dalla smania di perfezione che ora porta con sé la possibilità di controllare immediatamente il risultato sul display.

Nonostante la condizione di attesa forzata, la conoscenza tecnica e l’esperienza maturate negli anni mi procuravano una sensazione di consapevolezza tutto sommato rassicurante. La visione delle immagini sul visore dopo giorni, poi, era intrisa di un’emozione estremamente piacevole, quasi di trepidazione, perché la verifica si traduceva in una riscoperta di scene e dettagli rimasti latenti nella mia memoria fino a quel momento che avrebbero potuto destare in me reazioni tanto di soddisfazione quanto di delusione.

Tutto questo processo ora si vive in una minima frazione di secondo e il portato emotivo che ne deriva ovviamente è molto differente. Non giudico se sia meglio o peggio. L’età che avanza, tende a far pensare che il passato sia migliore, quando spesso è solo una suggestione anagrafica. Per come si è svolta la mia crescita professionale, ho sempre fatto tesoro delle novità offerte dalla tecnologia in un determinato periodo e sperimentato le conseguenti soluzioni disponibili. A posteriori mi piace fare un’analisi di quanto ho vissuto e messo a frutto.

Prossimamente attraverso i miei social potrete scoprire qualche curiosità e riflessione ulteriore su ogni città visitata e relativa fotografia.
Il tour è appena iniziato, buon viaggio.

I miei viaggi

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