
Negli anni ’90, presso il Centro Culturale San Bartolomeo, ho partecipato a una mostra dedicata alla ricerca sul cancro, organizzata per raccogliere fondi a sostegno di un’associazione.
Insieme a me esponeva Vania Russo, con un corpus di dipinti.
Per l’occasione ho realizzato un progetto site specific: fotografie stampate su plexiglass, sospese e retroilluminate come lastre radiografiche.
Ogni fotografia metteva in dialogo il fiore con la riproduzione di una lastra RX sullo sfondo, corredata da un’etichetta con i dati botanici e la data e l’ora esatte della recisione.
L’immagine del fiore — reciso, nel suo massimo splendore ma già in un processo di decadimento — viene osservata con lo stesso dispositivo visivo con cui si esamina un corpo malato, spesso inconsapevole.
FIORI RECISI
senza parole i fiori
senza parole le fotografie
e dovrebbero dirci tutto quello
che non sappiamo dire con 21 lettere
e migliaia di lingue e millenni di storia nel nome della
rosa in prosa e rime sparse in florilegio di fronde e ombre e onde
raggio per raggio per pigre corolle looking for lux in funzione di sintesi:
a pulcher flower per dirti reciso e conciso che il linguaggio dei fiori
è il linguaggio degli uomini quando non hanno più parole
quando non hanno più vis né vox in toracica box
everything is vanitas only vanitas
odore colore luce ricordo
quel che ci resta è
in fiore veritas.
Leone Belotti